Il progetto Coldiretti sui Consorzi continua: la predica viene da un pulpito che ha grandi responsabilità

Il progetto Coldiretti sui Consorzi continua: la predica viene da un pulpito che ha grandi responsabilità

In  riferimento alle dichiarazioni del  Presidente di Confagricoltura Calabria che interviene su un presunto fallimento del progetto Coldiretti sui Consorzi di Bonifica, già dall’incipit Statti – afferma Franco Aceto presidente di Coldiretti Calabria – parte con il piede sbagliato. Il periodo temporale (ultimi 20 anni) vedono la sua organizzazione  direttamente coinvolta nella gestione degli Enti Consortili fino al 2010. Certo, la memoria a volte fa brutti scherzi e serve a rimuovere le responsabilità che non possono essere cancellate. Consiglio di riguardarsi, andando anche indietro, i presidenti e commissari di derivazione confagricola (ma non solo) che si sono succeduti alla guida degli Enti consortili. Se lo vorrà, possiamo fornirgli adeguata documentazione. E’ proprio negli anni prima della riforma del 2008 che ha portato a ridimensionare nel numero gli Enti (da 17 a 11), che si sono creati i presupposti negativi per alcune problematiche finanziarie che oggi stanno creando le difficoltà ai Consorzi di Bonifica. Non a tutti nello stesso modo a dir la verità! I problemi, a ben guardare gli atti, vengono da li, prosegue Aceto. Fare i “verginelli” oggi è semplicistico. Un caso emblematico che spero serva da monito a Statti è il Consorzio di Bonifica di Catanzaro. Forse il più “inguaiato” di tutti. Se si va a guardare, nell’ex raggruppamento prima, negli Enti di bonifica poi, e dopo la riforma nel neo-costituito Consorzio di Bonifica Ionio Catanzarese, fino al 2018, ci sono stati negli organi consortili (Deputazione e Consiglio) esponenti di primo piano della Confagricoltura (e non solo)  e mi pare che non hanno brillato per particolare dedizione ed efficienza (chieda conto di alcune parcelle). Tanto è, precisa ancora il presidente di Coldiretti Calabria, che oggi il Consorzio di Catanzaro davanti a una situazione molto critica, che ha portato i dipendenti da tre anni in part-time e a ricevere in ritardo, oggi quattro mesi di stipendio, è in gestione commissariale per un atto di responsabilità dei consiglieri Coldiretti che si sono dimessi. Sarebbe il minimo chiedere conto agli amministratori espressi da Confagricoltura (e non solo)  cosa è successo e se hanno (s)governato! In modo alquanto opportunistico – continua il leader di Coldiretti Calabria – oggi Confagricoltura utilizza e rende note due caratteristiche che in questi anni l’hanno contraddistinta: lavorare nelle tenebre contro i Consorzi   e apparire candidi come la neve. “Lo dico con fermezza a Statti. Il progetto Coldiretti non è fallito perché in questi anni è stato portato avanti da nostri dirigenti di grande valore che hanno messo ogni energia, tempo e dedizione facendo i conti con una Regione che dopo la riforma del 2008 e le elezioni democratiche degli organi nel 2010, doveva accompagnare i Consorzi con opportuni e necessari finanziamenti. Questo fino al 2020 non è avvenuto. L’impegno degli amministratori ha garantito, tra tante difficoltà, i servizi, utilizzando impianti vetusti e intervenendo per la necessaria manutenzione, con scarsissime risorse finanziarie spesso in emergenza. Anche i piani di classifica, necessari per l’imposizione dei tributi hanno subito un gravissimo ritardo di anni.  Ricordo a Statti che la riforma del 2008, definita” una riforma dal basso e un “modello per l’Italia”,  fu sottoscritta da tutte le principali organizzazioni agricole regionali, per come risulta dagli atti ufficiali, e fu impostata nella sede di Confagricoltura in Cosenza. Oggi per lavarsi le mani, Statti afferma che non ha partecipato alle elezioni consortili, ma a suo tempo, il rappresentante regionale di Confagricoltura affermò che  l’organizzazione intendeva pagare il servizio irriguo, ma non il tributo e quindi questo è stato  il motivo vero della non partecipazione. Tanto è, che in questi anni Confagricoltura ha istigato il contenzioso e, a quanto pare, molti suoi dirigenti non pagano nemmeno il servizio irriguo che i Consorzi in questi anni, come non mai, hanno assicurato.   Pagare il tributo e il servizio è atto vero di solidarietà verso i lavoratori, che assicurano i servizi, il resto sono parole! E che dire dei Consorzi non a guida Coldiretti che soffrono degli stessi problemi?  Voglio ricordare a chi oggi vuole apparire il salvatore della patria che i Consorzi hanno avuto approvati a livello nazionale diversi progetti che prevedono importanti investimenti sugli impianti irrigui.Per quanto riguarda la richiesta di trasparenza, che formula anche Cia Calabria, non ci sono zone d’ombra,  ricordo che sui siti dei Consorzi sono riportati, come è giusto che sia, atti e delibere degli organi e quindi le affermazioni che si fanno,   non sono credibili ove si consultino gli atti. I bilanci sono pubblici, approvati dagli organi e dal revisore unico nominato dalla Regione, successivamente valutati anche dalla Struttura di Controllo regionale e, in alcuni casi, dal TAR.” Quello che si sta verificando  è  un’azione ingiustificata e deprecabile. Per Coldiretti Calabria il progetto continua nell’ottica che ci ha sempre contraddistinti – conclude Aceto – contribuendo a cambiamenti significativi, ma fondamentali  perché dove c’è acqua, territorio e agricoltori ci sarà sempre Coldiretti orgogliosamente con le proprie idee e bandiere. Siamo certi che con il lavoro fatto e che si deve ancora fare per il rilancio dei Consorzi di Bonifica si possano e si debbano raggiungere traguardi importanti a beneficio della nostra agricoltura. 

Barbara Santelli

Giornalista